CRY FOR ME
Sono passati anni da quel dicembre 2001, quando una crisi economica mai vista, colpì la classe media Argentina. E sono lontane anche le speranze di chi, in quei mesi di crisi, vedeva la possibilità di far crescere l'unità del paese.
Già pochi mesi dopo quel "dicembre tragico", in Argentina sembrava non essere accaduto nulla. Ancora una volta, come dopo gli anni della dittatura, o dopo quelli della feroce inflazione, l'Argentina aveva risollevato il capo ignorando il passato. Con impunità per i colpevoli, con l'individualismo e l'autoironia che la contraddistingue, l'Argentina è andata avanti senza farsi troppe domande.
L'Argentina è un Paese giovane e come tale reagisce agli schiaffi della storia. Ma è anche un paese sudamericano, fatto da immigrati, Italiani e Spagnoli principalmente. È una nazione infinitamente estesa e con pochi abitanti.
In questi elementi sono contenute le ragioni del carattere schizofrenico e nostalgico, dall'amara ironia degli Argentini di oggi.
Si definiscono "gli europei dell'America Latina". Questa espressione, sempre pronunciata con orgoglio, esprime tutto il sentimento che ancora li lega alle terre di origine.
Su 36 milioni di abitanti, più della metà sono concentrati tra Buenos Aires, Rosario e Cordoba. Il resto del paese si perde tra pianure sconfinate delle quali non è neppure certa l'appartenenza.
Ma gli stessi confini nazionali, abbozzati su terre le cui estensioni si perdono all'orizzonte, divengono metafora del carattere del suo popolo. In pochi decenni sono stati sterminati tutti gli indios, poi l'esodo degli europei in cerca di fortuna, quindi gli ebrei in fuga e subito dopo i gerarchi nazisti in esilio, i generali della CIA e le torture dell'Armada, Che Guevara e ora i Mc Donald's.
E così oggi, l'Argentina ha il più alto numero di psicologi al mondo.
"...conosco vagamente le mie origini, comprendo malamente il presente, e non ho nessuna certezza per il mio futuro" ammette Christian, un giovane studente di filosofia dell' UBA (Universidad de Buenos Aires).
Quello Argentino è un popolo insicuro, abituato a perdere tutto e a ricominciare, che vive l'oggi con la nostalgia del passato. Una nazione che non conosce vie di mezzo, nei sentimenti e nelle espressioni. Come scriveva Chatwin, da quelle parti non ci sono mezze misure. "Esiste solo il piccolo o l'immenso".
CRY FOR ME è idealmente diviso in tre capitoli. Gli emigranti (ancora in fase di realizzazione), la classe media oggi, e il lontano sud. La memoria da un lato, il paesaggio senza spazio ne tempo dall'altro, sono le parentesi del discorso nel quale s'inscrive il paradosso della società argentina odierna.
La seguente gallery comprende una breve sintesi dei due capitoli sulla classe media e sulla Patagonia.